Racconti "gialli"
A.S. 2008/2009
Riportiamo di seguito alcuni dei lavori svolti dai ragazzi di 2^F in un laboratorio sul racconto giallo proposto dalla prof.ssa G.Pavan
“Omicidio d’Amore”, Simone Scaboro, Perazzetta Sebastiano, Benetton Davide.
Era martedi 4 luglio 1997, l’investigatore osservò per vari minuti la vittima.
L’ispettore era un uomo alto e molto riservato e misterioso, di nome Eduard.
Dopo un lungo sospiro Eduard si abbassò verso la vittima, un giovane uomo sulla quarantina, ed estrasse dal taschino della camicia un portafoglio. Nel portafoglio trovò solo la carta d’identità e la potente, carte che, però, gli fecero capire chi fosse la vittima e che professione svolgesse.
Si chiamava Erick Milson ed era direttore di un’azienda immobiliare molto famosa. Oltre al portafoglio nella tasca dei pantaloni trovò una piccola agenda rossa. La aprì e lesse gli appuntamenti per il giorno un cui era stato commesso l’ omicidio:
“Ore 12:30 appuntamento con dipendente Geson Bidl
Ore === jakson armeria canale kastin ”
L’ispettore osservò quell’ “appuntamento”, l’ora non si leggeva e quelle parole non avevano senso. Alla fine dell’ agenda c’erano dei numeri di telefono: quello della moglie, quello di alcuni dipendenti e il numero di una certa Jessica. L’ispettore si incuriosì alla vista del nome perché era sottolineato. Eduard trascrisse il numero in un foglio e mise il portafoglio e l’agenda in una busta di plastica. L’arma del delitto era un penna stilografica nera infilatagli netta trachea. Un uomo della scientifica prese la penna e la esaminò. Dopo alcuni giorni si scoprì che la penna apparteneva ad un certo Maicol Dungel, un dipendente dell’azienda, da poco licenziato dalla stessa vittima. L’ispettore andò a casa sua ad interrogarlo. Maicol con voce impaurita rispose a tutte le domande di Eduard. Non avevano prove per sbatterlo in prigione.
L’ispettore chiamò quella Jessica. La ragazza aveva una voce bassa e impaurita dato che aveva sentito di quello che era successo a Erick. Jessica spiegò al detective che era molto amica di Erick e per questo motivo suo marito Jack era molto geloso e arrabbiato con Erick. Questo era un indizio molto utile per Eduar. Andò ad interrogare dei dipendenti della “Milcon” (l’azienda della vittima) e scoprì che il primo indiziato, Maicol, aveva spesso minacciato la vittima a causa del licenziamento.
Il giorno dopo andò ad ispezionare l’ufficio di Erick, lo trovò tutto in ordine. Aprì tutti i cassetti della stanza e all’ interno di uno di essi trovò delle lettere con su scritte delle minacce e firmate come “Jaimson armeria canale kastin” (era lo stesso nome trovato in precedenza sull’agenda dall’ispettore). Ad Eduar venne un un’illuminazione, aveva capito tutto. Corse subito alla caserma e fece interrompere le indagini su di Maicol e fece andare ad arrestare Jack il marito di Jessica. Aveva capito che era stato Jack ad uccidere Erick con la penna di Maicol così da farlo incolpare dalla polizia. La causa dell’ omicidio era la gelosia di Jack per la moglie. Eduard arrestò Jack con l’accusa di omicidio. Jack si fece 12 dei suoi anni di vita in prigione in Inghilterra.
"Il misterioso omicidio", Marco Favaro,Marco Rigo,Davide Sbroggiò e da Niccolò Gallo.
Nel Colosseo di Roma il pubblico assistette ad uno spettacolo teatrale, chiamato ''LE MILLE FANTASTICHE AVVENTURE'', i cui protagonisti furono i famosi Arlecchino , Pulcinella e Balanzone .
L'esibizione fu magnifica tanto che gli spettatori andarono in delirio e poi i personaggi rientrarono nei loro rispettivi camerini per riposarsi e congratularsi a vicenda .
Pulcinella bussò alla porta del loro leader Arlecchino,ma lui vide che non c'era nessuno e allora lasciò il suo presente sopra il tavolo e, con stupore, si accorse che vi era un altro dono, probabilmente di un suo ammiratore segreto.
Ad un certo punto ci fu una grande esplosione, proveniente dallo stanzino di Arlecchino. Tutti i presenti accorsero spaventati al luogo dell'accaduto dove videro un mucchio di macerie e un corpo bruciato, disteso a terra; si trattava del povero Pulcinella. Subito arrivarono Arlecchino, Balanzone e uno dei suoi più vecchi amici con il quale aveva lavorato nei servizi segreti di Los Angeles, dai quali si dimise per dedicarsi alla sua grande passione, il teatro.
L'investigatore Balanzone e i suoi compagni cominciarono ad indagare sull'incidente. Esaminando il luogo dell'accaduto trovarono un pezzo di stoffa di un vestito impigliato vicino al misterioso pacco regalo. Anche dopo esser stato mandato ad un laboratorio specifico,non si è potuta trovare nessuna impronta digitale perchè bruciata dal fuoco.
Allora i due decisero di cercare altri indizi dividendosi per una migliore ricerca e Pier , l'amico di Balanzone , dopo aver cercato in varie stanze arrivò in un camerino, il quale conteneva tutti i vestiti per lo spettacolo.
Dopo averli osservati con grande attenzione, Pier notò che un indumento d'esibizione assomigliava al pezzo di stoffa trovato in precedenza è che venne usato nello spettacolo dal suo amico. In quel momento Pier scoprì che il colpevole era Balanzone il quale aveva fin dall'inizio fatto finta di essere un investigatore.
Una volta ritrovati, Pier balzò addosso a Balanzone con uno scatto felino legandogli le mani con un paio di manette. Infine Balanzone venne portato in prigione e Pier ricevette un riconoscimento da parte del distretto di polizia.
"Condanna Assassina", alunno di 2^F
“Colpevole”, urlò il giudice contro la signorina Pamela.
“No, glielo giuro! Io non centro niente!”
Ma il tribunale aveva già preso una decisione: “Dicono tutti così, ma non le crederò. Lei è condannata a morte per l’assassinio del noto ciclista Arnold Backet.”
La signorina uscì piangendo con la sorella Charlotte.
In quel momento il giudice Vilar prese in disparte Charlotte, le disse e diede qualcosa: era stata invitata alla sua festa.
Iniziò la festa, tutti parlavano, bevevano, mangiavano e chiacchieravano tranquillamente. Finita la festa, gli invitati cominciarono ad uscire, uno di loro cacciò un urlo fortissimo e tutti corsero fuori in giardino: il signor Vilar si era accasciato a terra, con un coltello tra le mani, infilzato nella pancia.
“Tutto fa pensare ad un suicidio”, disse la famosissima investigatrice Willa Hollan, “puzza d’alcool…sarà andato fuori di testa e si è suicidato,” disse l’aiutante Sarah.
“Ha ragione, ma per sicurezza è meglio indagare, al giorno d’oggi siamo tutti perfetti assassini…dobbiamo scoprire se ha ragione o se, come comincio a pensare, è stato un perfetto omicidio!”Affermò Willa.
Chiamarono tutti gli invitati e cominciarono ad investigare, ma fu molto difficile poiché tutti erano molto addolorati per la morte del caro amico.
Gli invitati non erano molti, quelli che il giudice conosceva erano una decina, mentre il resto erano tutti famigliari degli ospiti.
Il primo ad essere interrogato fu l’aiutante del giudice Maximuse e seconda la moglie.
“Sì, il giudice era proprio una brava persona, buona e altruista con tutti”disse l’uomo.
Venne il turno della moglie: “ Io non lo conosco bene, a prima vista sembrava un uomo altruista, ma da quello che mi dice mio marito tutti i giorni non è proprio così! Anzi è un uomo senza sentimenti, senza pietà nei confronti di tutti. Persino mio marito, che è il suo aiutante, era trattato malissimo…anche con le persone che condannava…non lasciava loro un minimo di dignità, come ad esempio con l’ultima, Pamela, la sorella di Charlotte.
Pensate lei era distrutta dopo che ha visto il giudice a terra, anche se aveva condannato la sorella.”
Le due investigatrici si scambiarono un breve sorriso. “ Povera donna Charlotte”
Finite le interrogazioni, cominciarono a trarre le conclusioni: “ il colpevole è assolutamente Maximuse, dopotutto perché ci avrebbe mentito se non era lui il colpevole?”, disse Sarah.
Andarono dalla polizia e dissero ciò che avevano scoperto.
La polizia non esitò un attimo: “ Va condannato”.
Durante il processo, la moglie urlava piangente dicendo che il marito non era il colpevole.”
Allora Willa disse al nuovo giudice di fermare per un po’ il processo.
“ Perché è così sicura che non è stato suo marito? L’ha detto pure lei che suo marito lo odiava, tutto coincide, mi dispiace.”
“ Mio marito è un padre dolce, non sarebbe mai capace di uccidere un uomo…e poi da quando Vilar è andato in camera, mio marito non gli ha più parlato!”
“ In camera?”, si chiese dubbiosa Willa.
Chiamò la sua assistente e corsero a casa di Vilar.
Andarono in camera e videro che il camino era ancora caldo e pieno di cenere, doveva essere stato acceso la sera dell’omicidio.
Videro la bottiglia di vodka vuota e tutte le penne sparse in disordine.
Trovarono anche uno scaffale in cui erano collezionati dei coltelli.
Ne mancava uno, quello con cui era morto il signor Vilar.
Una delle penne era aperta e c’era carta strappata dappertutto in tanti piccoli pezzetti.
L’assassino era stato molto attento a non lasciare tracce evidenti.“ E’ stato Maximuse, è ovvio, può essere solo che lui.”
“E chi ci dice che l’assassina non è la moglie, e chi ci dice che è stato proprio lui?”
Sarah si arrabbiò perché era convinta che l’assassino fosse proprio Maximuse, anche perché tutti gli interrogatori erano contro di lui.
Persino la signorina Charlotte aveva affermato che i due non andavano molto d’accordo.
Mentre Sarah voltava le spalle a Willa , lei stava immaginando cosa avrebbe potuto fare Vilar in quei suoi ultimi minuti di vita.
Trovò una scatoletta: la aprì ed all’interno c’era un anello d’oro ed un biglietto con scritto “ti amo Charlotte”.
Si guardò intorno e pensò… “ cara assistente, il nostro giudice aveva una storia con la signorina Charlotte, probabilmente voleva scriverle una lettera d’ amore… qualcuno lo ha visto, ha cominciato a strapparla e ne ha buttato un pezzo nel fuoco e il resto sparso per la camera; però non ha pensato che un giudice fa sempre due copie e chi ci dice che una non è nel cestino?” “Quindi probabilmente non è Maximuse. Forse è stata la moglie, avrà avuto una storia con lui e dopo aver scoperto l’amore di Vilar verso Charlotte, sarà andata su tutte le furie…e sappiamo come è finita.
La signorina Hollan guardò nel cestino e trovò una lettera.“Eccola qui…ma non è quello che pensavamo.”
L’assistente volle subito sapere cosa c’era scritto, ma l’investigatrice non volle dirlo e decise di andare dalla polizia.
“Liberate subito Maximuse e ascoltatemi per il tribunale
io dichiaro di essere colpevole di favoreggiamento nei confronti della vera assassina del noto ciclista Arnold Backet.
Colei che ha compiuto l’omicidio è la sorella della signorina Pamela, Charlotte.
Il movente? Lui l’aveva lasciata perché, da quanto ho scoperto poco dopo il processo, lei aveva una storia con un altro.
Io, stupido, ho creduto a lei quando mi ha detto che mi amava e allora non sono riuscito a condannarla.
Le ho comprato un anello, ma tornando a casa l’ho vista con quest’uomo e ho subito capito.
Prego voi di condannare lei e non la sorella. Condannate anche me.
Cordiali saluti.” Ecco questo era quello che conteneva la lettera e ora vi spiegherò com’ è andata: lei sta andando in camera per dirgli che era finita tra loro, e intanto lui stava scrivendo la seconda lettera.
Lei entra e lui si alza di colpo,va in terrazza, nascondendo in malo modo la lettera. Charlotte la vede e la legge e allora decide cosa fare. Prende un coltello dagli scaffali e anche la bottiglia di vodka. Va da lui e gli fa bere una quantità enorme di alcool, in modo che perda per un po’ il controllo di sé, gli mette il coltello in mano e glielo infilza in pancia e con forza lo spinge giù dal terrazzo. Fa in modo che tutto faccia sembrare ad un suicidio.
Prima di tornare giù strappa dei pezzetti della lettera e il resto la butta nel fuoco, peccato che il giudice ne aveva fatta un’altra copia, che aveva buttato nel cestino.
Ecco tutto, il caso è risolto, mandate agli arresti la signorina e scarcerate i due innocenti: la sorella e Maximuse.
Charlotte arrivò nella centrale della polizia, senza sapere niente.
“Cosa avete contro di me, che non centro niente?” disse “diciamo che abbiamo trovato dei pezzetti di carta in giro per la stanza e una lettera nel cestino che parla proprio di te. Hai capito di che parlo? Penso proprio di si:” disse Willa
“ Avete solo quella contro di me…non potete accusarmi dell’ omicidio del signor Vilar !” “quella basta e avanza, ma se non ti accontenta, sappiamo che hai ucciso anche Arnold Backet”.
La signorina abbassò la testa e fu condannata a morte per i due omicidi.
"Ore sette e tenta", Noelia Peral, Matteo Dall’Acqua, Alessia Durigon e Andrea Castellan
Ore sette e trenta del mattino, a villa Lunetta, si precipita all’istante la polizia, con a capo la detective Rose Frost.
Subito su tutti i giornali, in prima pagina, l’omicidio del ricco commerciante, Frank Lunetta.
La detective parla con la moglie della povera vittima, Victoria Mal Santijane Lunetta, per sapere ulteriori informazioni sul marito: era un uomo abbastanza alto con gli occhi e i capelli scuri, con un carattere mite e leale, ma da poco tempo, aveva sottratta lei attenzioni e si era comportato in modo strano.
Dopo questa breve descrizione del marito, balbettante, per il pianto causato dal dolore, decise di andare a riposare perché è stanca per la festa tenutasi nella loro lussuosa villa la sera precendente all’omicidio. Frost decide di ispezionare la stanza dove era stato ritrovato il cadavere di Lunetta.
All’interno vi erano sospetti, solo un bicchiere e dei fazzoletti macchiati da rossetto con del sangue.
Collegando le prove, la detective scopre che dal risultato dell’unione di queste sarebbe risultata colpevole l’inserviente, Luisa McGrait, sotto accusa di aver commesso l’omicidio dell’uomo, il quale stava pianificando di licenziarla, e di conseguenza lei non avrebbe potuto mantenere i suoi tre figli.
Però in seguito, la detective ha una soffiata dal fidanzato di quella: infatti la donna delle pulizie non era alla festa al momento dell’omicidio e quindi il suo alibi era stato confermato.
Infatti si era macchiata di rossetto e per pulirsi e aveva usato un fazzoletto che poi era stato recuperato dall’assassino per togliersi il sangue dalle mani, ma su di esso non vi erano impronte digitali, al di fuori di quelle dell’ inserviente.
Perciò la polizia e Rose Frost capiscono che esiste un altro colpevole e le indagini si riaprono.
La polizia, parlando con Victoria, che non è triste come dovrebbe essere una povera vedova si insospettisce di lei e inizia a indagare chiedendo notizie agli amici del defunto.
Uno di essi ricorda che gli aveva confessato che aveva un’amante, Melita Jefferson.
Lei era alta, magra, bionda, con gli occhi chiari. L’amico raccontò alla polizia che tradiva la moglie da un anno e mezzo.
Con queste informazioni la polizia decide di indagare nella casa della moglie pensando di poter trovare indizi.
Trovano un bicchiere con della saliva e delle tracce di sostanze e un coltello da cucina dentro l’armadio.
Grazie a questi indizi la detective capise che la moglie per gelosia e vendetta sui confronti di suo marito che la tradiva lo ha ucciso dandogli un veleno nel bicchiere d’acqua e dopo per assicurarsi che fosse morto lo ha pugnalato con un coltello, che ha nascosto dentro l’ armadio e poi è pulite le mani, dato ch’ era un ossessionata della pulizia, con un fazzoletto trovato nel cestino lasciando le impronte della persona precedente in modo che la colpa cadesse su di a lei.
Il giorno seguente la colpevole viene arrestata per omicidio volontario del commerciante Lunetta.
